A Venezia, ogni lavoro lascia una storia.
Un ponte nuovo, consegnato dall'acqua.
I ponti, a Venezia, non arrivano su strada: arrivano in cassone. Gli elementi in acciaio — rampe e pianerottoli — sono stati portati a filo d'acqua fino al rio, sollevati con la gru di bordo e posati tra le due sponde. La barca fa da piazzale di cantiere: deposito, banco di lavoro e piattaforma di sollevamento insieme.
È il lavoro che riassume il mestiere: portare in mezzo a una città d'acqua qualcosa che altrove viaggerebbe su un TIR, e farlo passare da un canale largo pochi metri.


Il giorno del sommergibile.
Nel 2001 il Dandolo — S 513 — ha attraversato il bacino per raggiungere le Corderie dell'Arsenale. Il traino è una manovra lenta: scafi d'appoggio ai fianchi, la prua che cerca il passo, l'ultima accostata davanti alle tese. Le nostre barche hanno fatto scorta e assistenza fino all'ormeggio.
Il Dandolo è ancora lì, davanti al museo: ogni tanto, passando, lo salutiamo.


1988: i Fenici risalgono il Canal Grande.
Per la grande mostra «I Fenici» a Palazzo Grassi, il 1988 ha portato in laguna casse, allestimenti e un banner issato a Rialto. Le motobarche del consorzio facevano la spola tra i magazzini e il palazzo: l'arte, a Venezia, arriva sempre dall'acqua.

Redentore 2020: i palchi sull'acqua.
L'estate del distanziamento chiedeva un Redentore diverso: la musica è salita sulle barche. Pergole di vite, alberi di aranci e limoni, lampioncini — le motobarche trasformate in palchi galleggianti, le band a bordo, la festa portata lungo le rive.
Una sera, davanti alla Salute, la barca illuminata sembrava un piccolo teatro alla deriva.


Il resto è in galleria.
Le foto complete di questi lavori — e di tutti gli altri — sono nella case history, con le didascalie.